IL PRANZO DELL’ASSENZA: SE IL MENÙ È PIÙ IMMAGINAZIONE CHE SOSTANZA

PRIMALUNA – Quella che segue è una ironica descrizione della situazione della mensa scolastica di Primaluna, ad opera di una delle mamme che hanno voluto evidenziare a VN le criticità del menù servito ai bambini – non sempre gradito, come leggerete.
L’obiezione sollevata dal cronista è che, forse, sarebbe bene portare la questione all’attenzione (nell’ordine) dei gestori del servizio e pure del Comune. La risposta: quanto raccontato nel testo pubblicato di seguito è stato fatto presente ai primi e, probabilmente, il municipio non ne è a conoscenza.
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Si racconta – ma sempre con la cautela di chi non vuole disturbare nemmeno una briciola – che alla mensa scolastica di Primaluna potrebbe essere in corso una rivoluzione gastronomica silenziosa. Una rivoluzione così discreta che, a quanto pare, avrebbe deciso di manifestarsi sotto forma di piatti che sembrano esserci… ma solo per chi ha molta fantasia.
Secondo alcune ipotesi, del tutto teoriche, le porzioni potrebbero essersi fatte così leggere da sfidare le leggi della fisica. C’è chi sostiene che, se un bambino soffiasse troppo forte, il pranzo potrebbe addirittura spostarsi di qualche centimetro. Forse è un nuovo metodo educativo: allenare la coordinazione occhio-piatto.
Altri osservatori – sempre rigorosamente anonimi, per non turbare l’equilibrio gastronomico del paese – avrebbero notato che certi piatti potrebbero non incontrare esattamente i gusti dei piccoli commensali.
Ma forse i bambini non sono ancora pronti per la cucina concettuale.
O forse lo sono fin troppo.
Qualcuno, in un momento di audacia, avrebbe persino suggerito che il menù somiglierebbe a un minestrone senza verdure: un’idea brillante, se si pensa che togliendo gli ingredienti si elimina anche il rischio che non piacciano.
Una scelta strategica, quasi filosofica.
Meno cibo, meno problemi.
Geniale, se fosse vero.
Naturalmente, tutto questo resta nel campo delle possibilità.
Nessuno afferma nulla, nessuno accusa nessuno, nessuno punta il dito.
Ci si limita a osservare, con la delicatezza di chi guarda un soufflé che potrebbe sgonfiarsi da un momento all’altro.
Eppure, tra un “forse” e un “si dice”, una domanda potrebbe affiorare spontanea:
se davvero il pranzo fosse così leggero, non sarebbe il caso di appesantire almeno un po’ la sostanza?
Forse sì.
Forse no.
Dipende dai punti di vista.
Ma intanto, mentre i bambini immaginano ciò che manca, gli adulti potrebbero iniziare a immaginare ciò che dovrebbe esserci.
Perché la satira fa ridere, certo.
Ma quando riguarda il piatto di un bambino, fa anche pensare.