“IO SONO BABUSKA”: A INTROBIO LA VITA QUOTIDIANA DELLA RUSSIA SOVIETICA

INTROBIO – “Io sono Babuska”: una narrazione che trascina nella vita quotidiana della Russia sovietica. La presentazione nella sede del Soccorso Centro Valsassina del nuovo libro di Oxana Palatskaya, ha offerto al pubblico un’immersione diretta nella vita quotidiana della Russia sovietica del dopoguerra.
Non un romanzo storico, non un memoir sentimentale, ma una narrazione d’impatto, capace di trasportare il lettore dentro la realtà concreta di un’epoca segnata da miseria, scarsità e una dignità silenziosa che attraversa ogni pagina.
Una memoria familiare che diventa esperienza condivisa
Palatskaya scrive da quando era bambina, ma pubblica da pochi anni. Io sono Babuska è uno dei suoi lavori più intensi: un libro dedicato alla nonna, ma attraversato dalla presenza magnetica della bisnonna Antonina, figura che incarna la forza delle donne sovietiche.
La nonna, deportata in Siberia durante gli anni di Stalin, torna malata e bussando a una porta che potrebbe non aprirsi. Dall’altra parte c’è la bisnonna, che con poco o nulla tiene insieme una famiglia intera. Basta un’immagine per comprendere la portata di quella povertà: i vestiti cuciti con le tende, perché non c’era altro. È in questi dettagli che il libro trova la sua potenza narrativa.
Il periodo sovietico raccontato attraverso la vita reale
Io sono Babuska non ricostruisce la storia dell’URSS attraverso date o eventi politici. La racconta attraverso ciò che la gente viveva davvero:
-case fredde e spoglie
-oggetti riciclati fino all’ultimo filo
-beni razionati e distribuiti a sorpresa
-file interminabili che diventavano luoghi di socialità
-risate improvvise come unico lusso possibile
È una storia fatta di gesti minimi, di soluzioni improvvisate, di una povertà che non era eccezione ma normalità.
Una povertà che non toglie dignità, ma la rende più evidente.
Il racconto della stalla: una scena che ti trascina nel dopoguerra russo
Uno dei momenti più intensi della serata è nato da un gesto semplice ma decisivo: è stato il compagno dell’autrice a suggerirle di scrivere queste vicende familiari, intuendone la forza narrativa e la necessità di tramandarle. E proprio lui, durante la presentazione, ha letto ad alta voce un episodio del libro, un brano capace di trasportarti senza filtri nella vita del dopoguerra in Russia.
La scena, ambientata in una campagna sovietica senza elettricità, racconta due donne alle prese con la mungitura, la nonna che controlla il mestolo come un generale, il secchio che si rovescia e tutte e tre che scoppiano a ridere nella paglia. È un frammento che restituisce la verità di quel periodo: la miseria, l’ingegno, la fatica, ma anche la capacità di ridere nonostante tutto.
Il tempo come chiave di lettura
Durante la presentazione, Palatskaya ha riflettuto su una domanda che attraversa tutto il libro: “Cosa perdiamo quando diciamo di non avere tempo?”.
Nel mondo sovietico, il tempo era divorato dalla sopravvivenza.
Oggi rischiamo di perderlo per distrazione.
Babuska ci ricorda che il tempo è ciò che permette alla memoria di esistere.
Il tempo, nel libro, non è solo cronologia: è postura, è schiena dritta, è modo di stare al mondo. È la stessa disciplina che l’autrice ha imparato nella danza classica, iniziata a quattro anni e abbandonata per necessità. Una disciplina che resta come filo invisibile, come promessa di resistenza.
Una narrazione che diventa esperienza
La forza di Io sono Babuska sta nella sua capacità di far vivere al lettore un’epoca attraverso la vita di una donna.
Non c’è retorica, non c’è ideologia.
C’è la realtà: dura, essenziale, a tratti comica, sempre umana.
È una narrazione che non chiede di essere interpretata, ma vissuta. Una porta aperta su un mondo che non esiste più, ma che continua a parlarci attraverso i gesti, le voci e le risate delle donne che lo hanno attraversato.
C. A. M.