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DOVE FINISCE LA SALITA: L’EVERESTING SKI DI GABRIELE SCAIOLI

PRIMALUNA – Ci sono sfide che si contano in numeri, e altre che si contano in respiri, in silenzi, in quel dialogo muto tra te e la montagna. L’Everesting Ski di Gabriele Scaioli appartiene a entrambe: 8848 metri di dislivello, 24 salite, una giornata intera vissuta tra buio, neve e determinazione. Ma soprattutto appartiene a quel tipo di imprese che non nascono per impressionare, bensì per capire chi sei quando la fatica diventa l’unica compagna di viaggio.

Gabriele ha 25 anni, corre trail, pedala, si allena con la testa di chi sa soffrire e la semplicità di chi rimane coi piedi per terra. Dopo gli Everesting in bici, ha scelto di affrontarne uno sugli sci, nonostante avesse ripreso lo sci alpinismo da pochi mesi. Una scelta che profuma di coraggio, ma anche di necessità: quella di mettersi alla prova, di ritrovare un ritmo, di trasformare la salita in direzione.

Noi di Valsassinanews lo abbiamo intervistato, facendoci raccontare tutte le sensazioni di una sfida speciale.

Gabriele, da dove nasce l’idea di fare un Everesting sugli sci?
“Dopo gli Everesting in bici sentivo che mancava qualcosa. Nel 2020 avevo già praticato lo sci d’alpinismo, poi avevo smesso. Quest’anno ho voluto ricominciare, anche per arrivare più pronto alle gare di corsa in montagna. L’ultimo mese l’ho passato tre o quattro sere a settimana ad allenarmi su quel tracciato. Già la settimana scorsa avevo fatto tremila metri di dislivello. Il morale era alto: più mi avvicinavo all’obiettivo, più capivo che potevo farcela”.

Raccontaci la giornata dell’Everesting.
“Sono partito poco dopo le tre del mattino. La salita era sempre la stessa: 360 metri di dislivello dalla zona parcheggio fino a Cima Laghetto. L’ho ripetuta 24 volte. Le prime da solo, poi si sono aggiunti amici che mi hanno accompagnato in quasi tutte le restanti. Una delle cose più belle è stata vivere l’intera giornata sulla neve: partire nel buio, vedere l’alba, attraversare il pomeriggio, arrivare al tramonto e chiudere ancora nel buio. È come se la montagna avesse scandito il tempo insieme ai miei passi”.

Che emozioni hai provato nel concluderlo?
“Fortissime. L’Alpe Paglio è un posto dove mi sono allenato tanto ultimamente, quindi arrivare in fondo proprio lì ha avuto un significato speciale. Ma il momento più intenso è stato l’ultimo giro: in cima ho tirato fuori dalla tasca la foto di Giovanni, mio cugino scomparso l’estate scorsa. A lui dedico questo Everesting. È stato come portarlo con me per tutta la giornata”.

Chi ti ha supportato durante l’impresa?
“Tante persone. Chi è venuto fisicamente e chi, pur non potendo esserci, mi ha supportato da lontano. Un ringraziamento speciale va a Daniel Balbiani che, con la scusa di farmi compagnia, si è fatto un mezzo Everesting con 12 salite. Non era scontato, e mi ha dato una grande spinta”.

Che atleta sei oggi, a 25 anni?
“Faccio gare di trail running e ciclismo, ma mi considero un ragazzo coi piedi per terra. Mi piace lavorare, costruire, crescere. Non cerco l’impresa per impressionare qualcuno: cerco sfide che mi facciano capire chi sono e dove posso arrivare”.

Dati dell’impresa:
– 75 km
– 8854 d+
– 12h24’ di movimento
– 16h32’ totali

C.A.M.