DON STEFANO COMMENTA IL VANGELO DEL CIECO NATO

Il cieco nato aveva una sua personalissima percezione della realtà in cui era immerso. Ma si è anche rapportato alle cose della vita attraverso gli occhi degli altri. Attraverso le loro descrizioni poteva provare ad immaginare la bellezza delle cose, oppure imparava a riconoscere realtà da evitare, da fuggire. Cos’altro gli poteva arrivare dalle parole degli altri? Purtroppo la sua cecità dagli altri era spesso spiegata come una punizione per ciò che i suoi avevano combinato in merito alla ubbidienza della legge. Si poteva considerare destinatario di una maledizione per qualcosa di cui non ne aveva assolutamente colpa.
All’inizio del Vangelo Gesù vede il cieco e credo che proprio veda una persona che non ha la fortuna di vedere le cose, i colori, come tutti ma soprattutto vede una persona che vive nelle tenebre più profonde e terribili, quelle di sentirsi dentro il castigo di Dio, l’abbandono di Dio. Vede una persona che vive gia l’inferno perché incapace di conoscere la verità di Dio, del suo cuore e del suo sguardo verso gli uomini.
Il modo in cui Gesù compie il miracolo è così estremamente significativo. E’ forte ed evidente il richiamo al racconto della creazione dell’uomo in Genesi 2,7: “allora il Signore Dio plasmò l’uomo con la polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente”. Gesù tocca occhi morti e plasma occhi nuovi con terra (“polvere”) e saliva (“alito di vita”). Per quell’uomo inizia una nuova vita (“divenne un essere vivente”). Poi, paradossalmente, anche grazie a tutto quello che accade dopo, allo scatenarsi delle polemiche e del rifiuto di ciò che di fatto è avvenuto ha la possibilità di comprendere che è iniziata per lui una nuova vita, plasmato e ricreato di nuovo da un Dio che vuole dargli una vita buona e bella. La vita nuova è anche iniziare a conoscere il vero volto di Dio, così difficile da accettare da chi è immerso nella religiosità di chi crede che Dio ama a condizione che si sappia vivere senza peccato, di chi crede che il suo amore sia solo il premio per una vita giusta.
Dopo l’incontro con Gesù può comprendere di essere liberato dall’inferno e di essere stato introdotto nel Regno di Dio. Non solo Gesù gli ha dato il dono di vedere ma Gesù gli ha dato il dono di poter vedere come lui, di poter vedere con/insieme a lui ogni cosa, il dono di poter vedere tutto nella sua più bella verità.
Nel racconto appare finalmente come un uomo libero, coraggioso, capace di riconoscere il bene, ciò che è giusto, consapevole e responsabile di quello che riconosce e dice, desideroso di vita veramente nuova, tenace.
Noi tutti vediamo (più o meno) e di questo siamo contenti e ringraziamo. Ma ci è stato donato di poter vedere con e come Gesù, e questo è un dono che ci chiede di essere disposti ad una conversione continua per rendere in tutto la nostra vita simile alla sua.
Don Stefano Colombo
Casa Paolo VI – Concenedo