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DON STEFANO COMMENTA IL VANGELO DELLA PASQUA

Gesù ha vinto la morte! E’ risorto! Grazie a lui, per noi si sgretola la certezza che la morte è la fine di tutto, si annienta la sua potenza di distruzione di tutto ciò che rende bella la vita, significativa, meritevole di essere vissuta. Una cosa è vivere avendo come meta la fine di tutto e un’altra cosa è sapere che la morte è Pasqua, passaggio, da questa vita a una vita che non muore mai.

Sapere poi che Gesù è IL Risorto, cioè che è lui l’unico che ha vinto la morte, significa che solo nel seguirlo, nel vivere come lui, con gli stessi suoi sentimenti, si vive davvero, si vive in pienezza, nella verità, e si cammina ogni giorno verso la vita eterna.

C’è qualcosa di più nel Vangelo di oggi, lo scopriamo nella esperienza che vive Maria di Magdala. È già li, al sepolcro, quando è ancora buio. C’è in lei qualcosa che la morte non ha ancora vinto. Vuole provare a dire il suo amore a Gesù preoccupandosi di offrirgli una degna sepoltura.

Maria piange. Le sue lacrime sono l’affiorare sul viso di un dolore immenso che abita nel suo cuore. Un dolore che macina il senso della vita, la speranza, alimenta ricordi laceranti e nostalgie paralizzanti.

Poi un dolore ancora più grande. Vede che non c’è il corpo di Gesù.

“Hanno portato via il mio Signore”.

Cosi arriva fino a lì il potere della morte: non può neppure esprimere come avrebbe voluto il suo amore per Gesù, la sua gratitudine a chi aveva dato senso alla sua vita.

Ma poi….è chiamata per nome da una voce che riconosce.

Risorge Maria! Gesù è li con lei e per lei e lei è lì con lui e per lui.

Questo è il grandissimo dono della Pasqua di Gesù.

Gesù c’è, è qui con noi e per noi e noi siamo qui con lui e per lui.

La risurrezione di Gesù non riguarda solo il futuro nostro e del mondo.

La sua risurrezione fa di ogni momento della nostra vita un possibile incontro con Gesù vivo che ci ama personalmente e ci rende capaci di amarlo e di amare come lui ha amato.

Maria è risorta quando Gesù l’ha chiamata per nome.

Credere nella risurrezione di Gesù è vivere da risorti, cioè da persone nuove, rese capaci di amare in modo tale da dare vita ad altri. Possiamo farlo ogni volta che chiamiamo per nome qualcuno, lo riconosciamo e non lo lasciamo confuso in una massa indistinta. Possiamo farlo quando con le nostre parole e i nostri gesti facciamo esistere qualcuno, lo facciamo sentire importante, vivo, unico, degno di stima.

Non ci attende solo un futuro di risurrezione.

L’onnipotenza nell’amore di Gesù risorto ci rende capaci oggi di far risorgere altri, amandoli personalmente.

Don Stefano Colombo
Casa Paolo VI – Concenedo