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RACCONTAMI DI TE: MARCO E UNA STORIA CON PIÙ VITA DI QUEL CHE SI PENSI

PRIMALUNA/CASARGO – Oggi, per la nostra rubrica Raccontami di te, affrontiamo un tema che spesso fa paura, ma lo facciamo attraverso la storia di un ragazzo che, paradossalmente, parla più di vita che di morte.

Lui è Marco Marongiu, origini sarde e cuore radicato a Cortabbio, anche se la sua attività l’ha aperta a Casargo, dove ha scelto di costruire un’agenzia funebre giovane, innovativa, rispettosa della tradizione ma capace di cercare nuove strade.

Entrare nel suo ufficio significa già capire chi è. Non è un luogo cupo, non è il classico spazio che ci si aspetta da un’impresa funebre. È luminoso, ordinato, caldo.

Le casse ci sono, certo, curate e posate con rispetto, ma non sono loro a dominare la scena. La prima cosa che si percepisce è la vita: la luce che entra, i colori, la sensazione di un ambiente che accoglie, non che schiaccia.

Ci sediamo alla scrivania. Lo sguardo cade su una fotografia: ritrae la chiesetta di Cortabbio. È da lì che nasce il nome della sua attività, Santa Maria Bambina, un omaggio alla patrona del paese e al luogo che lo ha visto crescere. Marco racconta che l’idea è nata nel 2021, durante l’anno trascorso a Bergamo come operatore necroforo. È lì che incontra Nicolas, una figura che nomina più volte, quasi con affetto. È lui che lo sprona ad aprire la sua attività, a credere nelle sue capacità. E così, nel gennaio 2022 Marco apre la sua impresa. Con gratitudine, con coraggio, con una visione chiara.

Mentre parliamo, succede qualcosa che racconta più di mille parole. Entrano due signore, Lorena e Sonia, arrivate da Casargo. Non chiedono un funerale. Chiedono fiori per un anniversario di matrimonio. E Marco sorride, si alza, le ascolta. È un attimo che spiega tutto: la gente che entra qui non vede solo le casse, vede la persona. Vede un ragazzo che affronta la morte promuovendo la vita in tutte le sue forme.

Marco utilizza anche i social. All’inizio è stato complicato, ammette: portare un tema così delicato dentro un linguaggio moderno come quello delle varie piattaforme sembrava quasi impossibile. Poi, passo dopo passo, ha trovato un modo suo, pulito e rispettoso, per farlo, ma poi ha capito che la sua missione è sdoganare la morte, togliere il tabù, restituirle dignità.

E lo fa con un rispetto raro: niente sensazionalismi, niente spettacolarizzazioni. Solo verità, delicatezza, presenza.

Lo seguiamo fino al suo magazzino a Margno. Anche lì, altre due signore lo fermano per chiedergli come va. Sono Margherita e Letizia, che ci raccontano come Marco sia stato presente nei momenti più delicati: dalla gioia di adottare un cane al dolore di un lutto. È un raggio di sole in un momento buio: la prova che, prima del ruolo, c’è l’uomo. E questa energia la percepiamo anche noi mentre lo intervistiamo. Una passione che non è retorica, ma concreta. Perché il suo lavoro non è solo organizzare un rito. È alleggerire, dare spazio ai familiari per piangere, per respirare, per non doversi occupare di tutto ciò che pesa.

“Dal momento della presa in carico fino all’ultimo saluto, do tutto me stesso”, ci dice. E non è una frase fatta. Si vede, si sente. Alle sue spalle nessuna improvvisazione: c’è un’agenzia strutturata, una squadra stabile di professionisti tutti certificati, formati secondo i requisiti nazionali. Un gruppo giovane, preparato, scelto con cura. «I giovani hanno bisogno di essere accompagnati», ripete. Un modo di pensare che va controcorrente, ma che oggi lo ripaga con fiducia e riconoscenza.

Fuori dal lavoro, Marco non si chiude nel ruolo. Allena in Serie C di pallavolo a Valmadrera, vive lo sport come un modo per restare ancorato alla vita, al movimento, ai ragazzi che crescono.

È un assiduo tifoso della Lazio e sostiene attivamente il territorio valsassinese: è vicino alle realtà sportive locali, tra cui l’ASD Primaluna, e partecipa con entusiasmo alle iniziative della Valle, compreso il C.S. Casargo, perché crede profondamente nel valore della comunità.

E quando può, va allo stadio con gli amici: un modo semplice e autentico per ricordarsi che la vita non è fatta solo di doveri, ma pure di appartenenza, passione, condivisione.

Ci racconta anche dell’inizio, quando si è insediato a Casargo, in via Roma 25. All’inizio qualcuno, passando, si copriva il volto con il giornale per non vedere. Un gesto che racconta la paura, il tabù, la distanza. Ma con calma, fatica e tanta stanchezza, Marco ha trasformato quella diffidenza in rapporti umani. E oggi, quelle stesse persone lo salutano, lo fermano, gli chiedono come sta.
Perché la vita, come dice lui, va onorata e va vissuta.

E allora, dopo aver ascoltato Marco, ci resta una certezza semplice: parlare di morte significa, inevitabilmente, parlare di vita. E ci piace chiudere con una frase leggera, che non appartiene a lui ma che sembra cucita sul suo modo di essere: La morte è solo un passaggio: il resto è tutto vita.

C.A.M.


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