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DON STEFANO COMMENTA IL VANGELO: TERZA DOMENICA DOPO L’EPIFANIA

Giovanni è il dito puntato verso Gesù. Ricordo un’opera d’arte davvero suggestiva che lo ritrae proprio così, con un dito indice veramente grande puntato verso Gesù: la crocifissione di Grunewald. Tutto della sua vita: il suo cuore, la sua mente, le sue scelte, le sue parole sono state un dito puntato verso Gesù. Non puoi assolutamente fermarti a lui. Ti affascina, ti prende, lo segui e lui ti rimanda a un altro, a Gesù.

Beh un po’ mi fa invidia.., ma soprattutto mi regala un desiderio forte e grande: essere anch’io dito puntato verso Gesù.

Chi è Gesù per lui? Il messia, l’atteso da tutto Israele, l’avvento del regno. Nel Vangelo di oggi ci è ricordato che Giovanni lo definisce come l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo, come colui che è casa, dimora dello Spirito Santo.

Gesù è per lui l’agnello che toglie il peccato del mondo, che rende più vera la vita di tutti attraverso lo scandalo della mitezza e dell’umiltà. Gesù è l’agnello sacrificale che “costringe” a cambiare la nostra comprensione del volto di Dio. Il Signore è colui che non chiede più sacrifici all’uomo, ma sacrifica se stesso; non pretende la tua vita, offre la sua; non spezza nessuno, spezza se stesso; non prende niente, dona tutto.

Facciamo attenzione al volto di Dio che ci portiamo nel cuore: è come uno specchio, e guardandolo capiamo qual è il nostro volto. Questo specchio va ripulito ogni giorno, alla luce della vita di Gesù. Perché se ci sbagliamo su Dio, poi ci sbagliamo su tutto, sulla vita e sulla morte, sul bene e sul male, sulla storia e su noi stessi.

Ecco l’agnello che toglie il peccato del mondo. Non «i peccati», al plurale, ma «il peccato» al singolare; non i singoli atti sbagliati che continueranno a ferirci, ma una condizione, una struttura profonda della cultura umana, fatta di violenza e di accecamento, di morte. E’ l’assenza dell’amore, il disamore, che ci minaccia tutti. Gesù, che sapeva amare davvero, come nessuno aveva amato mai ci guarisce dal disamore.

Giovanni esorta a seguire Gesù. Significa imparare e scegliere di amare come amava lui, desiderare ciò che lui desiderava, rifiutare ciò che lui rifiutava, toccare quelli che lui toccava e come lui li toccava, con la sua delicatezza, concretezza, amorevolezza, e non avere paura, e non fare paura, e liberare dalla paura. Giovanni invita a togliere con Gesù il peccato del mondo, ad opporci alla logica sbagliata del mondo, a guarirlo dal disamore che lo intristisce.

Gesù dirà ai suoi discepoli: “Ecco vi mando come agnelli”… vi mando a togliere, con mitezza, con umiltà, con il dono di se stessi, il male.

Più che mai oggi, insieme, desideriamo con tutte le nostre forze essere dito puntato verso Gesù.


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Don Stefano Colombo

Casa Paolo VI – Concenedo