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CORTABBIO, VISITA GUIDATA A S. LORENZO: STORIA E CURA DELLA MEMORIA

CORTABBIO (PRIMALUNA) – La Chiesa di San Lorenzo a Cortabbio, frazione di Primaluna, rappresenta un autentico tesoro di storia e fede, la cui genesi affonda le radici in tempi antichissimi. Un blocco di marmo risalente al 425, scoperto nel 1756 durante lavori sull’altare, è considerato il più antico reperto cristiano della Valsassina e la testimonianza più remota del culto cristiano nel contado lombardo. L’edificio ha una lunga evoluzione architettonica: la struttura si compone di una navata unica suddivisa in due campate con volta a botte, che conducono a un presbiterio quadrangolare coperto da volta analoga.

Già citata nel “Liber Notitiae Sanctorum Mediolani” (XIII secolo), inizialmente serviva come oratorio. Nel 1711 fu aggiunta la cappella dedicata a San Domenico; nel 1733 fu costruita la sacrestia; nel 1750 furono ricostruiti l’ossario, il campanile e la cappella dei SS. Gaetano e Giuseppe grazie all’opera dei mastri Carlo Ossola e Giovanni De Pari. Ulteriori dettagli storico?artistici si ritrovano nella decorazione interna: la contro?facciata mostra due lapidi moderne, due acquasantiere e un dipinto raffigurante San Lorenzo insieme ai santi Sisto e Apollinare, originariamente parte dell’altare maggiore e incorniciato nel 1715 da Pietro Pigazzi. Nella prima campata si notano le stazioni della Via Crucis in legno (rifatte nel XX secolo), statue della Madonna del Rosario e di Sant’Agnese, e un confessionale del 1937 di Modesto Melesi, con decorazioni settecentesche ad opera di Antonio Monticelli. Le cappelle laterali furono realizzate nel XVIII secolo: quella di San Domenico nel 1711, con stucchi di Ambrogio Aliprandi e tele di Carlo Filippo Vignati raffiguranti il santo tra i Santi Carlo e Francesco Saverio, mentre la navata fu imbiancata probabilmente a coprire decorazioni precedenti. Nel 1999 la chiesa fu restaurata dall’Associazione Nazionale Alpini, a testimonianza del forte legame tra la comunità e il proprio patrimonio religioso.

In questo contesto, la visita guidata condotta da Marco Sampietro si è rivelata fondamentale per restituire profondità e significato a questa lunga storia. Con competenza e passione, Sampietro ha saputo trasportare i partecipanti dalla solennità dell’architettura al dettaglio simbolico: dalla cronaca degli interventi seicenteschi all’interpretazione delle opere artistiche, come gli stucchi settecenteschi, le tele votive e il portale in pietra, fino alla radice medievale e all’ossario. La sua narrazione ha offerto una visione d’insieme che mescola storia locale, arte e spiritualità, rendendo la chiesa non solo un contenitore di arte, ma un luogo vivo, custode di memorie condivise. Grazie al suo approccio culturale e affabile, la visita si è trasformata in un’esperienza immersiva, capace di avvicinare il pubblico — tra residenti e villeggianti — alla memoria storica della frazione.

G. P.