DON STEFANO COMMENTA IL VANGELO DELLA QUINTA DOMENICA DI PASQUA

Possiamo essere su questa terra dimora di Dio! Lo avranno pensato con meraviglia e stupore grande i discepoli sentendo pronunciare da Gesù, durante l’ultima cena, queste parole: “se uno mi ama osserverà la mia parola e o il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”.
Parole incredibili, inimmaginabili.
Sapevano che Dio era con il suo popolo. Il segno più significativo della sua presenza, della sua vicinanza era, nel tempio, la tenda del Santo dei Santi, la “tenda della presenza”.
Avevano imparato a riconoscere Gesù come la più bella Dimora di Dio. Vedere, ascoltare, toccare Gesù per loro era avere a che fare con Dio. E’ vero, a volte non capivano tutto e bene, a volte facevano fatica ad accoglierlo davvero, ma in lui avevano visto cose divine, avevano provato pace, consolazione, gioia profonda, lo avevano percepito più forte della morte e riconosciuto come il Signore della vita. Davvero avere a che fare con Gesù era avere a che fare con un Mistero promettente. Non un mistero incomprendibile ma promettente novità, più gioia, più bellezza, più vita, più pace.
Quella sera Gesù aveva detto chiaramente che avrebbe donato la sua vita per dare a loro pienezza di vita, aveva parlato della sua morte ma stava dicendo loro che loro sarebbero diventati la sua dimora e che molti altri avrebbero potuto avere a che fare con lui attraverso di loro. Che sarebbe rimasto presente in loro se capaci di vedere negli altri dei figli dello stesso padre, dei fratelli, persone degne di stima, meritevoli di un amore anche esagerato.
Gesù stava dicendo che sarebbero diventati loro la dimora di Dio se avessero scelto di vivere, nella concretezza della vita, un amore come quello che lui stesso stava donando a loro. Un amore sino alla fine, un amore fino al dono completo di tutto se stesso offerto proprio a loro così piccoli, fragili, poveri, peccatori.
È bellissimo scoprire attraverso queste parole di Gesù la nostra altissima e preziosissima dignità. È commovente sapere di essere ritenuti degni di essere presenza di Dio e del suo amore tra gli uomini con la nostra stessa vita.
La prima lettura ci spinge anche ad allargare lo sguardo sul mondo per constatare con altrettanto stupore che ogni uomo sulla faccia della terra può diventare dimora di Dio, dimora del suo Spirito. Di questo si accorge la chiesa delle origini: “mi sto rendendo conto, dice Pietro, che Dio non fa differenza di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia a qualunque popolo appartenga”. Pietro si accorge che già prima del battesimo di Cornelio e della sua famiglia lo Spirito si era fatto presente nella loro casa per dimorarvi. Pietro si era reso conto che Dio la sua casa, la sua dimora la pone ovunque.
Chiediamo al Signore di avere occhi come quelli di Pietro, come quello dei primi cristiani e di gustare lo stupore di riconoscerlo di casa in moltissime case e cuori, più di quante e quanti potremmo immaginare.

Don Stefano Colombo
Casa Paolo VI – Concenedo