CASO PARLASCO: IL “LIBERI TUTTI” DI F.D.I., CON IL BIFRONTE LALLO NEGRI

C’è chi fa politica con una linea, e chi invece sembra preferire il gioco degli specchi. Alessandro Lallo Negri appartiene senza dubbio alla seconda categoria: un perfetto Giano bifronte, capace di dire tutto e il contrario di tutto nel giro di poche ore, con una disinvoltura che rasenta l’arte.
Da una parte, il direttivo provinciale di Fratelli d’Italia — sotto la sua regia — si affretta a prendere le distanze dall’“iniziativa personale” di Luca Liberi, liquidandola come una faccenda locale, civica, quasi irrilevante. Messaggio chiaro: il partito non c’entra, non si sporca, non si impegna. Parlasco? Non pervenuta. Una presa di posizione che, sulla carta, vorrebbe trasmettere disciplina e compattezza.
Poi però, nello stesso comunicato — firmato da Pietro Fiocchi “per conto” dello stesso Negri — il sipario si apre e il vero spettacolo comincia. Il focus si sposta immediatamente altrove: non più Parlasco, non più la coerenza territoriale, ma Lecco e soprattutto la candidatura di Filippo Boscagli.
Lì sì che si fa sul serio. Lì si invoca “piena unità del centrodestra”, “massima convergenza politica”, parole altisonanti che tradiscono la vera priorità: blindare un nome, un equilibrio, una partita ben più pesante.
Insomma, il messaggio implicito è semplice: quando la posta è bassa, ognuno per sé; quando invece conta davvero, tutti in riga. Una geometria politica variabile che più che strategia sembra opportunismo.
E qui arriva il colpo di scena, perché il Negri bifronte non si accontenta della carta stampata. Durante il congresso di Gioventù Nazionale — con l’elezione di Laura Commodo, figura a lui vicina in quel di Oggiono e collaboratrice consigliere regionale Giacomo Zamperini — cambia completamente registro. Davanti alla platea dei giovani militanti, il coordinatore provinciale abbandona la prudenza istituzionale e si lancia in un endorsement esplicito: sostegno “con coraggio e determinazione” proprio a Luca Liberi.
La stessa iniziativa che pochi giorni prima era stata archiviata come marginale, quasi estranea al partito.
Non stupisce che tra i presenti più navigati qualcuno abbia sgranato gli occhi. Igor Amadori, a caldo, avrebbe colto perfettamente il punto: una mossa così rischia di far saltare equilibri delicati, come quello di Mandello del Lario, dove la candidatura di Liberi si pone in rotta di collisione con quella leghista di Dino Pomi. Altro che dinamica civica innocua: qui si parla di fratture nel centrodestra, di tensioni, di possibili ritorsioni politiche.
E allora la domanda sorge spontanea: qual è il vero volto di Negri? Quello istituzionale che predica distanza e neutralità, o quello militante che accende i cuori e prende posizione senza esitazioni?
La risposta, forse, è che entrambi convivono – ma non si parlano. E nel frattempo, mentre il coordinatore gioca su più tavoli, il rischio è che a pagare il prezzo di questa ambiguità siano proprio quella “unità” e quella “convergenza” tanto sbandierate nei comunicati sul Comune capoluogo.
Perché in politica si può anche essere abili equilibristi, ma prima o poi il filo finisce. E senza coerenza, la caduta non è mai elegante soprattutto se si ha con sé il naso del balocco di Collodi.
Il Lasco ’26