IL DOLORE DI MANZONI: “OSVALDO, UN AMICO. NON PENSO A GESTO ESTREMO”

CRANDOLA VALSASSINA – La notizia che i resti ritrovati a Presallo appartengano a Osvaldo Lanfredini ha riaperto a Crandola una ferita mai davvero chiusa, dopo una scomparsa iniziata nel gennaio 2020 e chiarita solo ora dagli accertamenti genetici.
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Ma più ancora degli aspetti formali, in paese resta il peso umano di una vicenda che il sindaco Matteo Manzoni ha vissuto fin dal primo momento anche sul piano personale.
“Sono stato coinvolto emotivamente dal primo momento, lo conoscevo da sempre e ne ero amico”, racconta il primo cittadino, ricordando non soltanto la lunga attesa di questi anni ma anche il legame diretto con Lanfredini, che aveva lavorato in municipio grazie a una borsa lavoro della Provincia. Un’esperienza breve, appena un anno, ma sufficiente a lasciare segni concreti e ancora visibili in paese.
Manzoni restituisce infatti l’immagine di un uomo abile nel lavoro manuale, preciso, generoso, capace di dedicarsi anche a quelle piccole manutenzioni che spesso fanno la differenza nella vita quotidiana di una comunità. “Aveva fatto anche una borsa sociale della Provincia, in Comune da noi per un anno: piccoli lavori che si vedono ancora grazie alla sua abilità da edile. Piccole cose, difficile trovare chi le faccia”. E poi un ricordo che per il sindaco vale più di molti altri: “Aveva grande passione per i più giovani. Al campetto aveva sistemato le catene dell’altalena, e alla sera era enormemente soddisfatto che i bimbi potessero usarla”.
Nel ricordo del sindaco emerge così un volto diverso da quello della sola cronaca: non solo lo scomparso al centro di appelli, ricerche e ipotesi, ma una presenza conosciuta, familiare, radicata nella vita quotidiana di Crandola. “In giro con lui eri come sotto scorta…”, aggiunge Manzoni, affidando a un’immagine semplice il senso di un’amicizia fatta di frequentazione, consuetudine e memoria condivisa. Per anni, spiega ancora il sindaco, l’unico appiglio è stato la speranza che si trattasse di un allontanamento volontario, ipotesi considerata plausibile anche perché in passato si era già verificato un episodio simile, seppure per un periodo limitato. “L’unica speranza era che si trattasse di un allontanamento volontario, già successo anni fa, per un mese; era orgoglioso, non voleva dipendere dagli altri. Purtroppo è andata diversamente”.
Anche oggi, davanti all’esito ufficiale degli esami, Manzoni dice di non riuscire ad accettare del tutto l’idea di un gesto volontario. Il sindaco conferma di essere stato contattato dai carabinieri al momento del ritrovamento dei resti e affida alla sua riflessione personale una possibile lettura degli ultimi momenti di Osvaldo: “Non potevo e non posso ancora pensare a un gesto estremo. Era sulla via tra Taceno e Vendrogno, la mia idea è che sia stato colto forse da un malore e poi si sia riparato lì, e lì sia rimasto”. Il luogo del ritrovamento, infatti, è Presallo, sopra Bellano, dove il 31 marzo 2025 furono rinvenute le ossa poi identificate come appartenenti a Lanfredini.
C’è infine un ultimo particolare, quasi intimo, che Manzoni consegna al racconto e che rende ancora più forte il senso di questa storia. “Poco prima che lo trovassero ero passato a piedi a Presallo e mi sono anche fermato davanti a quella stalla… come un sesto senso. Speravo che si fosse rifugiato altrove e che un giorno, tornato a Crandola, lo avremmo redarguito per non averci informato su dove fosse”. In queste parole c’è forse tutto il sentimento di una comunità: il dolore per la verità emersa, ma anche la speranza coltivata fino all’ultimo di poter riabbracciare un uomo che a Crandola non era soltanto uno scomparso, ma uno di casa.
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RedAlV
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